The Memory of Stones è una collezione di sculture funzionali nata dal dialogo creativo tra l’architetta Aline Asmar d’Amman, fondatrice di Culture in Architecture, e Deborah Morseletto, terza generazione del Laboratorio Morseletto. Presentata alla Paris Design Week, il progetto trasforma le lastre di pietra di Vicenza bruciate dagli utensili di taglio del marmo in oggetti del desiderio, elevando lo scarto industriale a materiale nobile.
La collezione ruota attorno all’idea di poesia concreta: “i segni brutalisti rimasti sulle lastre di pietra di Vicenza dopo la lavorazione del marmo, spesso invisibili e ignorati dal mercato ordinario, vengono elevati a materiale nobile. Le superfici incise diventano un linguaggio progettuale autonomo, abbinate a inserti di marmo trapiantati nella pietra in un processo capace di indurre una certa mistica della materialità.”
Le sculture sono tre — una poltrona, una consolle in marmo rosso profondo e un tavolino circolare — ciascuno concepito invertendo la consueta gerarchia tra progetto e materia: la forma ha seguito la pietra, non il contrario. Il Laboratorio Morseletto ha saputo trovare una logica compositiva leggendo le fratture e le geometrie di ogni frammento.
Il complesso è un gioco tra le tracce della pietra (memory of stone) e costruzioni primarie, dove la consistenza del materiale e il tempo legano insieme la memoria dell’uomo e la bellezza spontanea — un’eco della connessione tra l’uomo e la natura, come una calligrafia astratta. Il riferimento culturale è esplicito: il titolo si richiama ai testi di Roger Caillois, The Writing of Stones e Reading the Stones, e alla sua visione intrisa di surrealismo, scienza, estetica e mito.
I pezzi sono stati fotografati a Cava Arcari, di proprietà del Laboratorio Morseletto e dalla quale sono stati estratti i blocchi di pietra di Vicenza dedicati al progetto. Una scelta non stilistica, ma una dichiarazione di origine.


